La bidimensionalità della scultura in Francesconi

ANSELMO FRANCESCONI.

L’artista (Lugo di Romagna, 1921 – Milano 2004) ha studiato scultura e pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera sotto la guida di Aldo Carpi e di Marino Marini. La sua è stata la feconda carriera di un artista di grande interesse, per vitalità e complessità di ricerca, slegato da qualsiasi schema e stile, che ha trovato principalmente nella scultura la sua espressione più congeniale.

Nel 1955, a Panarea, scopre la pietra vulcanica e con un approccio vagamente surrealista cambia il suo approccio alla forma, ora estratta o cercata nei blocchi stessi di lava .

Un significativo passaggio è quello degli anni Sessanta, quando Anselmo (parallelamente a Pietro Consagra) svuota il volume della scultura fino a renderla bidimensionale, piatta, un puro profilo sensibile alla luce. In seguito, dopo anni di ritorno al volume astratto e di ricerca sulla pittura, nel 1982 torna alla scultura dal taglio quasi bidimensionale ma di grandi dimensioni, formando una serie di entità antropomorfe in legno, metà animali e metà vegetali, raccolte sotto il titolo emblematico di La selva.

Dal 1996 al 2004, anno della morte, Anselmo Francesconi ha vissuto e lavorato a Milano.

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