“A 76. L’autostrada per l’Arte”: espone Paride Bianco

“A 76. L’autostrada per l’Arte” è il titolo della mostra del pittore Paride Bianco, ospitata prossimamente negli spazi dello Studio Arte Mes3 in Livorno. Il vernissage della mostra curata da Giuliana Donzello si terrà

Martedì 25 aprile 2017 alle ore 18.00

presso la galleria sita in via Verdi 40.

Dal 1975 all’80 la pittura percorse il sentiero disagevole della perdita dell’orizzonte, per procedere nella terra di nessuno e nella critica volutamente fuori della storia, rifiutandosi di superare la crisi nel guardare all’uomo. Tele bianche o monocrome, materiali eterogenei erano all’origine della creazione di macchine impossibili, tele estroflesse e il rifiuto del colore.

Ci volle la trovata di ABO per inventare la transavanguardia e il ritorno al colore, tirando per la giacca un futurismo messo in cantina perché fascista, quindi “inadeguato”. Ma già nell’81 venne decretata la sua fine per bocca dello stesso Achille Bonito Oliva.

Dal ’70 la critica militante aveva guardato a Guttuso come propulsore di una pittura che non fosse totalmente mentale, come in parte si dimostrò il concettuale, ma che guardasse all’uomo e alla sua storia. Un artista che divenne esempio per i giovani del tempo fu Bacon, che Argan pensò giusto di demolire, in quanto profeta della “degradazione” e della “caduta dell’umanità”. Di fronte a tanta autorità le gallerie si guardarono bene dal proporre giovani pittori verso quell’espressionismo tragico, ma reale, che però ebbe in letteratura un Pasolini, indicatore di un nuovo orizzonte che avrebbe portato fuori da quel triste sentiero dantesco.

Nel dibattito di allora, che avveniva nei corridoi delle accademie e in quelle poche gallerie che si azzardavano ad uscire dalla corrente del mercato, si citavano le sole personalità che avrebbero portato a trovare l’unica strada possibile per una ricerca sull’arte: Modigliani, per la capacità di coniugare l’archè al moderno, senza tornare ai preraffaelliti; Bacon, in sintonia con le battaglie civili del tempo (divorzio, amore libero, ovvero senza inibizioni), ringraziando Freud e Jung; Pollock, per quelli che potevano visitare la Guggenheim a Venezia; Afro, che per essere romantico fu classificato in contrapposizione netta con il taglio di Fontana e le “combustioni” di Burri.

Molti giovani pittori intrapresero la difficile carriera di pittore out-sider, fuori cioè dalle prese di mercato che voleva paesaggi nei quali non compare l’uomo, non si capiscono né l’ora, né la stagione; nudi dal sapore voyeuristico, per i quali si criticavano i nudi di Guttuso e le nuove performance o environements, dove gli attori esercitavano la critica al sistema capitalistico con azioni audaci, ma destinate al dimenticatoio. Tale sentenza fu applicata e sembra che oggi dia ragione e infligga “giusto castigo”.

In realtà non si può dire cosa sia l’arte; l’arte predica s e stessa, è il “fare” arte che propone una discussione, certamente non nuova, anzi antichissima, ma densa di problematicità, che innesca soluzioni. Sradicando contraddizioni alla continua ricerca della “verità”, l’arte ci consegna verità. È “il tempo opportuno del suo dire”.

Paride nell’esposizione delle sue opere cerca di dire la verità, la “sua”, ovviamente: verità che potrà essere condivisa e quindi servire al dibattito, oppure contraddetta, movimentando maggiormente il dibattito sull’essere artista.

Esiste un mondo per noi stessi che ci tenga “per terra”, che non faccia credere che un amuleto risolva il vivere? È il mercato questa piattaforma dalla quale partono e si risolvono i problemi?

L’arte è un aiuto all’affermazione del conscious sulla coscienza impoverita, è la porta che serve ad entrare e, purtroppo, anche ad uscire.

La mostra resterà visitabile fino al 20 maggio, con  orario:

da martedì a sabato, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

Ingresso libero.

Vernissage con brindisi

Per informazioni: 347.9161602-347.7844041 –  e-mail studioartemes3@tiscali.it – www.studioartemes3.it

Ufficio stampa:

Giuliana Donzello

mobile +39 347/7844041

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